Loading...

Latte che fa bene, latte che fa male

26.11.2009

Pagine 1 2

Un tempo il latte era un alimento il cui valore non si metteva in discussione. Oggi, molti di noi si sentono meglio se lo evitano. Si è detto che il latte non è più quello di una volta, che le mucche invece di pascolare sui prati e brucare l’ erba vivono in allevamenti intensivi dove vengono nutrite con pastoni, imbottite di antibiotici e vengono munte a ritmi così innaturali che alla fine crepano prima del previsto. Si è anche detto la  pastorizzazione e l’ omogeneizzazione hanno cambiato le qualità originarie del latte, trasformando questa bevanda in qualcosa di poco salutare. Più di recente, è stata proposta una nuova teoria, che pone l’accento sulla genetica della vacca, più che sulla manipolazione del latte.

 
Secondo il Dr Kevin Woodford, Professore di  Farm Management and Agribusiness alla Lincoln University, Nuova Zelanda,  circa 5000 anni fa  la Beta-Caseina, una proteina presente nel latte, si è trasformata. Nella sua catena di 229 amminoacidi, in posizione 67, la prolina è stata sostituita con l’istidina. Da quel momento esistono due tipi di mucca, l’A2, quello più antico e l’A1, quello  che produce il latte con la proteina trasformata, chiamata Beta-Caseomorfina-7 (B-CM7).
 
Per ragioni ancora poco chiare, il gene della caseina A1 si è largamente diffuso in Europa. Secondo alcuni, la ragione sta nel fatto che i vitelli che ricevono dalla madre il B-CM7 sono più docili  e quindi l’uomo li ha preferiti. Sta di fatto, che le razze più antiche producono ancora latte A1, come ad esempio la Jersey, la Guernesey e la Zebu africana. Vacche della razza Holstein e Frisona producono un latte che per la metà è A1 e per l’altra è A2. Il bufalo e lo yak producono latte A2, così come la capra e la pecora.
 
La B-CM7, mille volte più narcotica della beta-caseina, proteina che si trova nel latte umano, agisce come potente oppioide nel nostro organismo. Il Dr  Woodford è convinto che il latte A1 provochi risposte infiammatorie a livello dei vasi sanguigni, da cui il rischio cardiovascolare, e porti alla produzione di un eccesso di muco. C’è anche una crescente evidenza che questo latte sia alla base dei sempre più frequenti disturbi cognitivi dei bambini, come ad esempio l’autismo e la dislessia. Gli studi epidemiologici mostrano una relazione tra consumo di latte A1 e mortalità per disturbi mentali. Per altro, il latte A1 è spesso utilizzato per produrre latte in formula per i neonati e i bambini piccoli.
 
In condizioni normali, la B-CM7 non può attraversare la barriera mucosa intestinale, ma nel caso di un aumento di permeabilità intestinale  le cose posso cambiare. Un eccesso di vaccinazioni,  l’abuso di farmaci e un’alimentazione moderna devitalizzata potrebbero facilmente causare questa permeabilità.
 
condividi su facebook
Pagine 1 2
  • versione pdf
| Latte |