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Tonno una strage in scatola

25.07.2010

Pesca selvaggia, ecosistemi a rischio, sfruttamento lavorativo: le tante buone ragioni per una rinuncia che fa bene all’

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Pesca selvaggia, ecosistemi a rischio, sfruttamento lavorativo: le tante buone ragioni per una rinuncia che fa bene all’ambiente

Perché dobbiamo smettere di mangiare il tonno? Perché hanno cominciati i fenici a pescarlo, poi i cartaginesi, poi i romani… poi nel 1997 abbiamo deciso di pescarlo noi mediterranei moderni in maniera industriale, ingrassarlo in gabbie galleggianti, venderlo ai giapponesi, “drogare” il mercato vendendolo a prezzi esorbitanti, facendolo diventare d’interesse per le multinazionali, mercificandolo come se fosse un metallo prezioso, generando un mercato illegale, e alla fine portarlo alla soglia del collasso.
Dicono i vecchi di un coetaneo malato: “Ha un piede nella bara e uno sul sapone”. Questo è proprio lo stato della popolazione di tonno del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale, ovvero del tonno rosso (Thunnus thynnus) del Mare Nostrum. Perché quando finì il tonno rosso del Golfo del Messico, scivolato senza che nessuno se ne accorgesse nella “bara” –l’ultimo collasso è del 1982 – si è passati al nostro tonno rosso, per il quale se non si fa qualcosa subito farà presto la stessa fine, anche lui slittando sul “sapone” (la pessima gestione).


E allora si passerà al tonno pinne gialle (Thunnus albacares) – quello delle scatolette - finito il quale si mirerà ad altre specie di tonno meno note come il tonno “Bigeye” (Thunnus obesus), e poi altre ancora. Quali mi domando?
Dobbiamo smettere di mangiare tonno perché facendolo giustifichiamo il modus operandi della pesca industriale, illogico anche agli occhi di un bimbo, ma non ad altri ben più raziocinanti bipedi. Perché i tonni sono predatori apicali, stanno, quindi, in cima alla catena alimentare, e regolano il suo funzionamento. Hanno un ruolo ecologico fondamentale limitando lo sviluppo numerico degli stadi intermedi, ovvero acciughe e sardine.


Perché in Italia è in atto una moratoria, che tiene a terra le tonnare volanti (navi da pesca con reti a circuizione lunghe fino a 1.700 metri e alte 400 metri), giustificata dalla scarsezza di tonno, che è ormai rarissimo.


Perché questa moratoria l’abbiamo pagata noi cittadini italiani con 13 milioni. Più altri 27 milioni di euro sono stati stanziati per distruggere quelle navi da pesca che pochi anni prima avevamo sempre noi finanziato.


Secondo un’interrogazione dell’eurodeputato Raul Romeva, l’Europa ha investito 34,5 milioni di euro per finanziare le flotte tonniere sebbene già fosse noto lo stato non ottimale dello stock. Non va quindi mangiato per essere coerenti: se pago per non pescarlo, è cretino pagare per mangiarlo.

 

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